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January 16 Capitolo 22. Mirko e Rosi
Quella mattina lo specchio rifletteva la stessa immagine che dava ogni santo giorno. La sua. Occhi semi chiusi con contorno di occhiaie ancora poco vistose, capelli arruffati neri come la pece, viso tondo,naso piccolo. Non c’era nulla da fare! Era lui, come sempre. Come ogni sacrosanta maledetta mattina da vent’anni a quella parte. Mirko aveva da tempo passato la fase del rifiuto di sé, del “fottetevi- tutti io- faccio- come- mi- pare”, degli amori assoluti che ti assorbono in tutto e per tutto e si consumano in fretta, ma ogni giorno per abituarsi a sé stesso aveva bisogno di tre-quattro minuti buoni. Entrò nella doccia, aprì l’acqua e si lasciò investire senza difese da quella gelida cascata. Fece tre passi nudo, afferrò l’accappatoio bianco e uscendo dal bagno rivolse un ultimo sguardo allo specchio nell’insana e bizzarra speranza che quella doccia lo avesse cambiato nel corpo e nell’anima. Nessuno cambia veramente, Mirko! Anche quelli che dicono di esserci riusciti. Nessuno cambia! Nessuno! Erano le nove. Uscendo dal bagno e dando una fugace occhiata nella camera di Luca, lo colpirono due cose. La prima fu il ventilatore acceso. Minchia, Luca! Quando cazzo lo cambi ‘sto ventilatore che ronza come un’ape Piaggio?! La seconda fu la T-shirt “da notte” del suo amico. Bianca con la stampa di un centurione romano avvinazzato seduto ad un tavolo e una scritta che troneggiava in alto: L’UBRIACONE DE’ ROMA. Era il cimelio di un concerto del 1° Maggio. Luca l’aveva comprata vicino fontana di Trevi, mentre Mirko scuoteva la testa per il disappunto e le loro compagne di viaggio erano in un negozio in via del Corso. Mirko continuò a guardare la maglietta su quel letto disfatto. Ci sono giorni in cui maledico Luca per aver pronunciato, quasi senza volerlo e guidato da una forza divina, la parola “Roma” quel giorno… Il viso di lei che si illumina,io e Luca, che parlandoci con gli occhi, pronunciamo la stessa frase: ADESSO SI CHE SONO CAZZI… Infatti lei come un ciclone in pochi giorni ci trascinò di forza lì a quel concerto…Non ho mai saputo come Luca si procurò i soldi per partire, so solo che fu un vero amico a seguire me, che seguivo lei! Nove interminabili ore di pullman, senza dormire decentemente, con la schiena a pezzi e l’amica di lei, mai vista prima di allora, simpatica come un cobra nelle mutande…Luca che mi guardava storto con lo slogan stampato in fronte “TU LO SAI CHE MI DEVI UN GROSSO FAVORE, VERO?!”… Sì Luca,lo so! E’ una vita che ti devo favori!!! Tutto questo per lei! Valentina. Che odio. Valentina che voglio…
Il cordless squillò. Mirko infilò una maglietta, percorse rapidamente il corridoio e guardò l’alloggio abituale del telefono. Non era lì. Se non mi rompessi a cercare un altro coinquilino, ti avrei già ammazzato Luca! Il telefono seguitava a squillare. Mirko seguì il suono,entrò nella camera di Luca, si abbassò, sbirciò sotto il letto e prese l’apparecchio da dentro una pantofola. Scuotendo la testa rassegnato, rispose. “Pronto?” “Hey! Ma dov’eri?… Disturbo?” La voce entusiasta e solare di Rosi sembrò portare più luce nella stanza,si sentirono gli uccellini cinguettare da fuori e la sua battuta fece sogghignare Mirko. “Beh…Sì in effetti ero alle prese con lenzuola sgualcite e cuscini… Peccato che mancasse il corpo nudo di una ragazza!” Rosi sorrise rumorosamente. “Dettagli! Dettagli!…Scemo a parte rifare il letto che programmi hai stamattina?” Mirko era, intanto, andato in cucina. Aveva aperto il frigo,aveva afferrato il brik vuoto del latte e lesse,a voce alta, il post-it che Luca ci aveva attaccato sopra. “ Compra il latte. Anzi fai la spesa direttamente! I soldi sono al solito posto. Ciao!” Rosi sentenziò rapidamente, quasi leggesse i pensieri di Mirko. “Ok vai a fare colazione al bar, visto che quel terrorista ti ha lasciato senza latte e poi ti accompagno a fare la spesa ok?” “Si, grazie…Ti voglio bene, Ro’! A dopo.” Rosi sorrise e a Mirko sembrò che sorridesse pure il ricevitore del telefono. “A dopo.” Riattaccarono.
Rosi era già vestita. I lunghi capelli ricci e castani erano a posto, doveva solo truccarsi, non vistosamente ma quanto bastava perché sapeva quanto Mirko odiasse aspettare. Lo conosceva bene. Era l’estate di qualche anno fa, quando si incontrarono per la prima volta. Simpatia e semplicità fin da subito. Mirko era così e riuscì a conquistare anche una come lei, un po’ sulle sue ma con cui si poteva parlare di tutto e lui di cose da dire ne aveva sempre tante. Divennero amici in poco tempo. Mirko le parlava sempre di Luca. Una sera li presentò e da allora divennero tutti e tre inseparabili. Amici veri e sinceri. Amici semplici e uniti. Quei due ragazzi l’adoravano. Rosi era la loro coscienza, il parere saggio. La parola di conforto, la voce dolce quando stavano giù di corda. La prima da chiamare non appena si fosse superato un esame. La schiettezza di chi vuole solo il bene degli amici. La sensibilità di chi sapeva già come stavi, senza chiedertelo. La tenerezza di un abbraccio,la rabbia di un litigio. La semplicità di un sorriso,l’entusiasmo di una risata. La razionalità di un discorso,la confusione dei suoi pensieri. La fragilità di un pianto e la forza dei sogni. Già i suoi sogni. Rosi forse ne aveva mille, ma un solo obiettivo: diventare avvocato. Era una ragazza semplice, schietta e sensibile,assoluta il più delle volte, forse un po’ drastica, ma di certo ciò che pensava non lo mandava certo a dire. Era forte, lottava per difendere tutto ciò in cui credeva, anche a costo dei propri sentimenti. Un tagliente e cinico umorismo, un forte senso di responsabilità la facevano forse apparire più matura di quanto in realtà fosse. Odiava l’ipocrisia, era estremamente equilibrata e non mostrava mai la parte più nascosta del suo animo. Il fatto che qualcuno potesse capire i suoi sogni, le sue fragilità, le sue debolezze la spaventava. Rosi aveva paura. Aveva paura di soffrire. Era una fortezza con l’anima di cristallo e permetteva solo a pochi di raggiungerla. Mirko, Luca e la sua amica Claudia. Gli unici destinatari della sua fiducia e della sua infinita dolcezza. L’amicizia per lei aveva valore inestimabile: niente le riempiva la vita come i suoi amici. La sua passione più grande era la musica.L’adorava,era vitale per lei. Aveva anche studiato pianoforte da piccola, ma per un problema al polso dovette dolorosamente rinunciare nonostante fosse molto promettente. Rosi era fatta così: o si odiava o si amava, riusciva però a comprendere le persone e a capirne la vera essenza. Mentre i suoi occhi verdi si riflettevano nello specchio e le sue dita da pianista si agitavano nel vuoto cercando il fard, i pensieri si perdevano nel riflesso di quello specchio Povero Mirko! Luca a volte è irritante…
In quel bar il cappuccino faceva schifo! Mirko lo guardava come da bambino guardava l’antibiotico, quello amaro amaro, che la mamma gli faceva prendere a forza tappandogli il naso e infilandogli il cucchiaio in bocca. Afferrò la tazza, ne prese un sorso appena e mascherò la smorfia di disgusto facendo finta di pulirsi col tovagliolo. Perché cazzo mi ostino a fare colazione qui non lo so…. Diede un morso al cornetto alla crema per togliersi dalla bocca il saporaccio di quella brodaglia che spacciavano per cappuccino,e dando le spalle al bancone si girò verso la cassa. La cassiera era una biondina, occhi chiari, camicetta bianca e una scollatura che mostrava un decolté mica male. ….adesso ricordo perché continuo a fare colazione qui! Mirko si voltò nuovamente verso il bancone, morse avidamente il cornetto in un moto di rabbia e masticando nervosamente lo finì. Guardò la tazza davanti a lui, ci pensò su e dato che la giornata era ancora lunga per fare cose di cui pentirsi, decise di risparmiarsi quell’orripilante sapore. Allungò sul bancone una piccola e tintinnante mancia, lanciò, nascosto dai Ray Ban, un ultima occhiata alla scollatura della cassiera, pagò ed uscì. Rosi stava arrivando proprio in quell’istante. I due si salutarono con un fragoroso bacio su entrambe le guance e percorsero fianco a fianco la strada che portava al supermarket.
Il cestino nella mano di Mirko era ancora vuoto e aveva già scartato di comprare qualche prodotto che riteneva inutile. “Ro’ secondo te a Luca piacciono le gallette di soia?” “Secondo me le assaggerà e te le sputerà in faccia…” “Prendi questi che a lui piacciono!” Rosi prese un pacco di frollini al cioccolato e lo mise nel cestino. “Ok…che mi racconti Ro’?” “Allora fra due mesi c’è il concerto di Biagio e io ho già bloccato quattro biglietti….Dimmi che mi adori!” Mirko sorrise. “Ti adoro!…Ma perché Claudia viene?” “Sì, dovrebbe venire! Infatti due sono per me e te, mentre gli altri per Claudia e Luca…” Cercando disperatamente la nutella Mirko annuì. “Capito…” “Tu invece? Che mi dici? Come va con la tua collega Elisa?” “Beh…bene cioè niente di che…L’altra sera siamo usciti…soli! Devo prendere l’acqua frizzante, se me la scordo Luca mi ammazza!” “…Aspetta e allora?” Mirko girovagando per scaffali pieni di bottiglie di plastica con Rosi a seguito cercò di rispondere. “Allora niente…Non lo so, è carina però…!” Rosi lo bloccò facendogli vedere la bottiglia di minerale che teneva in mano e che lui sullo scaffale non aveva visto, nonostante fosse passato lì davanti tre volte. “Eccola!…Però cosa?…Ti piace,quindi?…” Mirko interruppe la sua curiosità. “Sai a volte penso ancora a……Vabbè hai capito!” Rosi capì che l’amico non voleva andare oltre nella discussione. Pensava ancora a Valentina,la sua ex. Erano passati sei mesi quasi da quando Valentina lo aveva lasciato e senza spiegazioni era sparita dalla sua vita. Mirko l’aveva rivista solo in una occasione tempo fa. Era notte fonda e fu lei a chiamarlo. La voce non sembrava nemmeno la sua, stava male disse, poi mormorò un indirizzo e lo pregò di andare subito da lei. Mirko quella notte si ritrovò a far vomitare la sua ex, a farle passare la sbronza e a metterla a letto come fosse una bambina. Gettò via il whisky e quel po’ di polvere bianca che rimaneva sul tavolino del salone, poi si assicurò che lei dormisse tranquilla e passò la notte sul divano di quel freddo e sconosciuto attico vicino corso Italia. Senza fare domande, la mattina dopo, andò via.
Mirko proseguì il discorso mentre si apprestavano a depositare i prodotti nei sacchetti. “Insomma Elisa mi piace…Ho cambiato facoltà anche per lei,lo ammetto! Adesso a scienze matematiche sono un ragazzo felice…” “Vi siete baciati,ho capito.” Rosì sentenziò. “No..” disse Mirko poco convinto. “Dimmi la verità…” lo guardò storto Rosi. “Si..ok,è vero! Mi è saltata addosso lei l’altra sera.” Ammise arrendendosi Mirko. Rosi scuotendo la testa resistette trenta secondi senza aprir bocca. “Non per farmi i fatti tuoi, però...affettuosa la ragazza…” “Ecco! Rosi che vuoi che ti dica?!…Dopo mesi che studiamo assieme si è resa conto che gli piaccio, mi coccola, fa la dolce..! “E tu?” “E io non lo so,te l’ho detto è carina,mi piace però…penso ancora al passato!” “Sei un paraculo Mirko, lo sai vero?” “Si…lo so! Ma ti prego non ti ci mettere pure tu …”
January 10 Capitolo 11.Luca, lui e sé stesso
Sto salendo velocemente le scale…il palazzo lo conosco: ci abita lei…Si sentono delle voci e il pianerottolo di Pamela è pieno di gente! Sono tutti uomini… Molti sono sorridenti. Non li conosco…Cerco di farmi strada tra la gente…vedo la porta di casa sua. E’ chiusa…Mi faccio largo a spintoni…Un tipo alto e biondo,con gli occhi azzurri e i denti bianchissimi si gira e mi si para davanti. “Hey amico! Siamo qui tutti per lo stesso motivo…Aspetta il tuo numero…” “Quale numero?!” Il tizio biondo alza l’indice rivolgendolo verso un display luminoso che segna il 15… “Tu sei arrivato per ultimo…Dovresti essere il numero 30!” TRENTA..TRENTA..TRENTA..TRENTA….
Luca si svegliò sudato, ansimante. Guardò l’ora: erano le quattro del mattino.Da quella maledetta rivelazione non riusciva più a togliersi dalla testa quel numero. Non vedeva Pamela da un po’ di giorni, non rispondeva alle sue telefonate e nemmeno ai consueti messaggini durante la giornata. Chissà cosa scatta nella mente di un 23enne quando la ragazza di cui è innamorato gli confessa che è stata a letto con trenta uomini in tutta la sua vita?! Ansia, angoscia, asma. L’orgoglio maschile è come se fosse fatto di cristallo e le ragazze prima di maneggiarlo dovrebbero leggere le istruzioni sulla confezione: MANEGGIARE CON CURA. TENERE LONTANO DALLA PORTATA DELLE RAGAZZE STRONZE. Ok, va bene la sincerità nella coppia è fondamentale ma anche la salute mentale del partner maschile, no?! Forse una piccola bugia a fin di bene non avrebbe fatto male in quel caso. Tuttavia il danno oramai era fatto. Luca non riuscì a prendere sonno dopo quel grottesco incubo. Quel letto a due piazze, nella piccola stanza di quel bilocale, sembrava immenso per lui soltanto. Gli occhi sbarrati a fissare il ronzio del ventilatore attaccato al soffitto. Che fare?! Se cambio atteggiamento con lei capisce che qualcosa non va…e allora?! Ostentare tranquillità..sì..Passare sopra la cosa…. comportarsi come sempre e dimenticare questo piccolo particolare del suo passato…oppure…Cercare questi 29 bastardi e ammazzarli tutti! Uno ad uno…Ecco magari questa soluzione forse è da evitare…Parlare con lei?! Sì…aprire il cuore una volta per tutte e confessare che provo qualcosa di più..che il sesso per me è ‘fare l’amore’…che mi ha fatto terribilmente male questa amara rivelazione…che forse l’amo! No,no….così fa le valigie e scappa di casa….la conosco! In fondo io non sono il suo ragazzo, e lei non è mia… Non voglio perderla…Non posso perderla… Comunque… devo cambiare ’sto cazzo di ventilatore!!! Immerso in quelle torture mentali, Luca non sapeva che fare mentre un importante esame si avvicinava. Luca era un universitario, non un universitario modello, un po’ in ritardo con gli studi come tanti, troppi ragazzi. Dopo un brillante primo anno a scienze della comunicazione il suo restar impelagato negli studi accademici fu legato fondamentalmente a due motivi: la spasmodica ricerca di indipendenza e le ragazze, cioè una ragazza, la sua ex. Per quanto riguardava l’indipendenza, il suo lavoro di apprendista copy writer, trovato in un raro momento di fortuna e mantenuto grazie alla benevolenza di Vito,il suo capo, gli permetteva da due anni sia di pagare metà dell’affitto del mini-appartamento che “divideva” con l’amico di sempre Mirko; sia di campare più o meno bene. Per quanto riguardava le ragazze, che dire?! Luca era dolce, semplice e romantico, aveva avuto le sue storie ma solo una davvero importante: due anni e poi era finita, come finiscono molte altre storie. Era stata una di quelle storie col pacchetto “tutto compreso”: pianti all’aeroporto, dolcissimo sesso, lettere, foto insieme, promesse, regali, amici comuni che una volta che ci si è lasciati spariscono. Una di quelle storie piene e vissute. Quelle nate magicamente per caso, fatte di sentimenti spiegati negli sms, gridati al telefono, bisbigliati in un cinema e capiti solo da occhi e cuore. Quelle storie fatte di mille serate gelide tra sciarpe di lana e fiati caldi che si rincorrono, si avvicinano e spariscono in un bacio. Quelle storie fatte di vetri appannati, di mani che si cercano, si trovano e si sfiorano, fatte di “ti amo” sussurrati occhi negli occhi. Quegli amori che non si sa mai se fa più male ricordare o dimenticare.
Luca però era così: un nostalgico,un sognatore con l’etichetta da “fancazzista”. Semplice,generoso e sarcastico. La leggerezza, infatti, era il filtro con cui osservava la vita,una sana ironia contro il logorio della vita moderna, ma questo non voleva dire che non fosse profondo, anzi era fondamentalmente un riflessivo. Era questo il suo vero problema, Luca pensava troppo,gli mancava quella scossa dentro che gli facesse prendere in mano la vita,abbandonare i binari che lo stavano conducendo alla mediocrità e lo facesse “deragliare” verso quello che desiderava più fare: scrivere.
I giorni che seguirono quel grottesco incubo e precedettero l’esame, Luca li passò studiando poco, anzi pochissimo. Andava in giro con la sua Fiat Punto, ascoltando Queen, Ligabue e Antonacci piuttosto che starsene in casa sui libri. Non importava che stagione fosse e se piovesse o meno, Luca adorava passare dal lungomare, sentire dalla macchina il rumore delle onde, guardare la gente fare jogging e sentirsi vivo come la sua città. Quasi tassativo, poi, era passare dalla mamma per darle un bacio in fronte, lasciarle una sacca di roba da stirare e poi fare un salto in facoltà. Quell’ex Monastero, popolato da ogni genere di persona, era così vario e vivace che valeva la pena andarci per la sola aria che si respirava lì dentro (oltre all’odore di “canna” si intende). A malincuore doveva pure lavorare e così passava dall’agenzia e, dopo aver guardato per ore e ore Vito seduto in poltrona in attesa che il telefono squillasse, si cimentava a scrivere al computer, su quella scrivania piena di foglietti e cartacce, ciò che gli suggeriva la creatività in quel momento: romanzi, poesie, racconti. Luca aveva fantasia e se la cavava anche bene solo che tutto ciò che scriveva era puntualmente lasciato a metà. A metà come la sua vita. La sera spesso si ritrovava con l’unica bionda che non lo aveva mai tradito: la birra. La prendeva sempre nello stesso locale, aspettando che Mirko e Rosi, i suoi migliori amici, lo raggiungessero per parlare della loro giornata. I giorni si concludevano tutti, o quasi, col tornare a casa solo con la sua auto e la sua musica, risalendo una via Etnea notturna e deserta. Solo a quell’ora Catania poteva essere tutta sua. Ci passava tutte le notti e tutte le volte guardando quei negozi passargli davanti agli occhi,distrattamente, affioravano ricordi di quando da ragazzino, il sabato pomeriggio, andava in centro con gli amici. Gli appuntamenti davanti La Rinascente perché da Savia era troppo affollato,le volte al cinema in cui si faceva casino e si rischiava di essere cacciati,le corse in autobus senza biglietto cercando di non farsi beccare dal controllore,i negozi affollati,le risate,i primi baci da quattordicenni timidi con le labbra secche e le mani sudate. Passava di lì tutte le notti e tutte le notti passando di lì gli scappava un sorriso. A casa ad aspettarlo c’era solo la porta chiusa della camera di un Mirko già in fase Rem, una dozzina di romanzi “gialli” sul comodino, puntualmente lasciati in sospeso al penultimo capitolo; una miriade di post-it colorati sparsi per la camera con frasi, citazioni, parolacce e gaffe e una delle irriverenti magliette che usava per dormire. Un armadio pieno di felpe di colori e modelli vari e un paio di jeans: talismano di tutti i suoi “primi” appuntamenti e di ogni suo esame. Poi c’erano il mare, che intravedeva dallo striminzito balcone, e al quale affidava il navigare dei suoi pensieri, delle sue paure e dei suoi ricordi; e l’immancabile odore di fumo della sigaretta del signor Ottavio, l’inquilino settantenne del piano di sotto che fumava solo quando la moglie dormiva, erano le uniche cose che lo cullavano prima di addormentarsi.
DOVE SEI FINITO?! CHIAMAMI…UN BACIO, PAM Il post-it rosa attaccato al parabrezza della Punto, quella mattina fu una piacevole quanto spiazzante sorpresa per Luca. Pamela, nonostante lei sostenesse il contrario, non era un tipo romantico, sicuramente a tratti dolce ma non romantica. Invece adesso quel bigliettino scritto in corsivo, con la grafia tipica delle ragazze: con le “o” e le “c” pompose e larghe e un cuore disegnato accanto al suo nome era un gesto inusuale. E poi la firma. A Luca piaceva chiamarla “Pam” spessissimo, a lei non faceva impazzire ma lo accettava a volte, salvo non rispondere o non girarsi proprio se chiamata così in alcune circostanze. Pamela è Pamela…Insopportabile ma dolce…Me l’immagino già passare qui sotto casa, dopo il lavoro, col suo SH nero, i suoi jeans a vita bassa, il top rosa che lascia intravedere il piercing all’ombelico… Mi sembra quasi di vederla fermarsi accanto alla macchina, guardare la finestra aperta della mia stanza,lasciare il biglietto e sfrecciare via…. Non me l’aspettavo però! Anche se lei è lunatica da morire, poi è intelligente e decisa… Cazzo! Sta per finire la tesi di psicologia, mentre io vegeto ancora all’università… Lavora come una pazza in quel bar di merda, mentre a me Vito mi tiene in agenzia forse per compassione…Sono sicuro che un giorno scoprirò che il mio stipendio lo manda un’associazione di beneficenza per sfigati… Minchia però questo biglietto è bellissimo, ma non oggi!… Non quando sono le sette e un quarto del mattino e immerso nel traffico non riesco a pensare all’esame di storia della musica che ho tra meno di un’ora!… No,il mio cervello non può sostenere un simile sforzo… Pensare all’esame e a lei… Cazzo! mi manca…mi mancano i suoi occhi,le sue mani e mi manca un casino fare l’amore con lei… Sono dieci giorni che non la vedo…Perché?! Perché?! Perché proprio oggi ‘sto bigliettino,Pam! Pamela e l’esame. Pamela e l’esame. Pamela e l’esame. ‘Fanculo l’esame! ‘Fanculo io! ‘Fanculo tutti!
January 06 Piccolissimo particolare...
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