giuseppe's profile30 e lodeBlogGuestbook Tools Help

Blog


    January 20

    Capitolo 3

     

     

    3. Una serata come tante

     

     

     

     

     

     

     

    Gli occhiali del professore erano quadrati,di colore marrone, decisamente antiquati e dovevano pesare molto perché i vetri erano abbastanza spessi. Luca li osservava in piedi mentre ascoltava distrattamente, con un mazzo di fotocopie tra le mani, la voce cantilenante della ragazza che lo precedeva all’esame, che rispondeva all’ultima domanda del professore.

    In certi casi, per scaricare la tensione, Luca aveva l’abitudine di concentrarsi sulle cose più inutili e stupide che lo circondavano.

    Gli occhiali del professore…

    La sedia dell’esame…

    Gli aloni di sudore sulla maglietta di quel ragazzo…

    Il professore prese il libretto della studentessa. Luca cominciò a sentire il rumoroso galoppo del suo cuore.

    Non so un cazzo…

    Non so un cazzo…

    Non so un cazzo…

    Era talmente vicino al scrivania del prof, che ebbe paura che il battito impazzito del suo organo cardiaco potesse disturbare l’esame.

    Frugò nervosamente nella borsa senza un apparente motivo.

    Se volete lo faccio smettere subito. Che ci vuole?!

    Dove ho messo la pistola stamattina?!

    Il professore alzò occhi e occhiali verso la studentessa che aspettava impazientemente il voto.

    “Trenta, signorina.”

    Luca sentì salirgli un conato di vomito al pronunciar di quel numero.

    No! ‘Sto cazzo di numero mi perseguita…

    Almeno sono sicuro di una cosa: a me non lo metterà di certo…

    Mi boccia, già lo so!

     

     

     

     

    Era un burbero,antiquato e lunatico professore di musica. Adorava “La Traviata” e “La Boheme” e chiedeva, a tutti, Debussy.

    Luca sapeva i punti deboli del suo avversario.

    Si era preparato, si era informato.

    Lo avrebbe fregato come Clint Eastwood  nel duello finale di “Per un pugno di dollari”, anche se lui non aveva mai visto quel film.

    Aveva l’asso nella manica, anche se lui odiava giocare a poker.

    Ormai erano lì: uno di fronte all’altro! Il professore che guardava, dai suoi enormi e antiquati occhiali marroni, nei Vogue di Luca.

    “Mi parli…mi parli….mi parli dei Queen!”

    Luca rimase per un attimo interdetto, prima di rispondere.

    Dei Queen?! Cioè l’Opera,la Traviata, La Boheme…

    Le buttiamo nel cesso?!

    Sia lodato Freddy Mercury!!!…

     

     

     

    La JVC da dentro la Punto suonava “We are the champions”.

    L’esame era andato e Luca, per festeggiare, aveva messo su il cd dei suoi inconsapevoli benefattori.

    Le sonorità all’avanguardia, l’innovazione, la mescolanza di stili e generi che contraddistinguevano quel gruppo e la sregolatezza del genio di Freddy non bastarono però al professore, che in tema di genio tirò fuori l’argomento Debussy…

    Cazzo però! Se mi ricordavo quella minchiata…Però ventisette non è male…

    Lo squillo del cellulare interruppe il suo auto-elogio mentale.

    Afferrò il telefonino dal sedile del passeggero con la destra, avviò la comunicazione e rispose mentre con la mano preferita,la sinistra, teneva saldamente il volante.

    “Pronto?”

    La voce sarcastica di Rosi era più squillante del solito quel giorno.

    “Ciao scemo…Ti hanno bocciato o hai preso il diciotto che il professore, per compassione, ti ha dato?”

    “Donna di poca fede! Ti dico solo una cifra: ventisette!”

    “Si vabbé…Davvero?”

    “Giuro sul bene che ti voglio”.

    “Ah! Allora non ci credo per niente…”

    “Che stronza! Oggi non mi arrabbio tanto,perché sono troppo contento del mio v-e-n-t-i-s-e-t-t-e!!!”

    “Mannaggia! Devo inventarmi qualcosa entro stasera per farti incazzare allora…Solito posto alle nove e mezza?”

    “Ok! Avvisi tu Mirko? Io sto scappando a lavoro!”

    “Beh..chiamiamolo lavoro! Comunque avviso io quel martire che vive con te…Ah! Luca, dimenticavo…”

    “Cosa?! Dimmi…”

    “Bravo! Sono contenta del tuo ventisette…A stasera”

    Luca sorrise.

    “Grazie…Ciao! Un bacio.”

     

     

     

     

    Luce soffusa, musica di genere inclassificabile ma carina, arredamento tipicamente country e sempre la stessa gente che veniva dentro e consumava. Tre ragazzi un po’ “cannati” seduti ad un tavolo,

    due coppie con quattro birre sedute ad un altro.  

    Luca, boccale di birra davanti, aspettava i suoi amici al bancone.

    Lo sguardo chino e stanco gli si bloccò sull’interno del boccale e sul moto impazzito delle minuscole bollicine di birra alla spina.

    Minchia quei due sono più ritardatari di me! E ce ne vuole…

    Pam chissà che sta facendo?! …La vorrei qui stasera, accanto a me…

    A festeggiare il mio ventisette!…Le chiamo adesso?!

    Si..

    No,invece!

    Magari starà lavorando alla tesi…

    O forse è ancora al bar…

    Le chiamo: le dico del mio ventisette… che ho voglia di vederla…

    Che mi ha fatto piacere il bigliettino sul parabrezza…che la vorrei con me…

    No!

    No,no…Le chiamo più tardi,quando sarò solo…

    Non mi va di dividerla con gli sguardi degli altri…

    Poi magari viene qui…col suo sorriso e la sua solarità…

    E quei tre seduti lì la guarderebbero…ne sono sicuro!

    Non si può non guardarla…

    Ma cosa cazzo dico?!…

    Forse sono pazzo…Pazzo di lei…

    Rosi e Mirko fecero all’unisono un silenzioso ingresso in scena.

    Mirko lo squadrò un istante prima di parlare.

    “Hey..Uomo solitario! Che pensi?”

    Luca si voltò verso di lui, scosse la testa in segno di risposta, salutò con due baci sulle guance Rosi, poi prese la sua birra, si alzò e si diresse al loro solito tavolo.

    Rosi, nel seguirlo, non risparmiò il suo puntuale sarcasmo.

    “Mi! Contento per il ventisette eh?! Non urlare di gioia così, se no ci cacciano vedi…”

    Mirko rise e accomodandosi a fianco all’amica e di fronte a Luca,  disse la sua.

    “Ho capito! L’aver passato l’esame ti ha causato uno shock e hai perso la parola…Aspetta! Ti do un tovagliolino così almeno scrivi e comunichiamo!”

    Luca lo guardò serio.

    “Sai dove puoi mettertelo il tovagliolino?!…”

     Mirko si voltò verso Rosi.

    “Lo preferivo da muto, sai?!”

    Rosi ridacchiò come sempre durante le schermaglie verbali fra quei due. Poi si fece seria.

    “Che hai?!…Seriamente.”

    Luca non guardava mai nessuno negli occhi.

    Quella volta per un solo istante guardò i suoi grandi occhi verdi prima di risponderle.

    “Credo di essermi innamorato…”

    Mirko si portò la mano alla fronte.

    “Ecco! Lo sapevo io che  quella ragazza ti avrebbe stregato…”

    Rosi lo zittì con una piccola manata sul braccio e, senza distogliere lo sguardo dal viso di Luca, seguitò a parlare.

    “Lei lo sa?”.

    “No! E non ho intenzione di dirle nulla…Scapperebbe, la conosco.”

    La cameriera arrivò puntuale per la felicità di Mirko, il cui sguardo si soffermò sul suo non abbondante ma comunque vistoso decolté che non poteva fare a meno di mettere in mostra nel porgere i tre menù.

    Rosi alzò gli occhi al cielo scuotendo la testa nel vedere l’amico inebetito davanti ad un paio di tette, poi aprì il menù e si perse distrattamente nella lettura di cocktails e panini vari.

    Cioè io non lo so! Uno sbava come un sanbernardo  se avvista un paio di tette…Pensa ad un amore impossibile, e allo stesso tempo desidera ardentemente una sua collega universitaria…L’altro è una contraddizione vivente! Si innamora di ragazze che lo fanno puntualmente soffrire…Un momento prima è insopportabile e superficiale,mentre subito dopo è dolce e gentile….Fa il buffone ma in realtà è timido da morire…Ha talento nella scrittura ma continua a  scrivere testi per volantini pubblicitari da quattro soldi…Potrebbe laurearsi in poco tempo con un po’ più di impegno e invece frequenta l’università per hobby…

    Ma che ho fatto di male per meritarmi due così?!

    Luca scosse l’amica dai suoi arrovellamenti mentali.

    “Rosi?…Che pensi?”

    “Ehm…Cosa?! No, niente…Pensavo a quando ti sveglierai!”

    “In che senso scusa?”

    Rosi poggiò rumorosamente il menù sul tavolo e cominciò una delle sue convinte e nervose “arringhe”.

    “Luca cioè hai ventitre anni…Ti vai ad innamorare di una ragazza che ti ha detto chiaro e tondo che non vuole storie serie…Continui a lavorare in quell’agenzia dove da anni scrivi gli stessi annunci per i soliti quattro clienti…All’università bazzichi come se fossi un bambino alla villa Bellini…Ti dai un esame ogni sei mesi….”

    Luca interruppe bruscamente Rosi, alzando un tantino la voce.

    “…Hai dimenticato di dirmi che non mi lavo i denti prima di andare a dormire e che torno sempre con le ginocchia sbucciate…Mamma!”

    Mirko, stupito quanto bastava, guardò in silenzio l’animata discussione.

    Rosi spazientita, appoggiò le spalle allo schienale della sedia.

    “Se vabbé va…Buona cena, Luca!”

    “Minchia Rosi…Non puoi farmi la predica una volta al mese!”

    “Scusami se ti sono amica…”

    “Vabbé va! Fa pure l’offesa…Buona cena, Rosi!”.

    Mirko, una volta assicuratosi che la battaglia si fosse conclusa senza morti, chiamò la cameriera.

    “Scusa? Possiamo ordinare?”.

     

     

     

    La Panda grigia sfrecciava veloce in una circonvallazione stranamente poco trafficata di venerdì sera. Mirko guidava silenzioso, mano destra sul cambio, la sinistra sul volante, gli occhi fissi sulla strada. Rosi accanto a lui, visibilmente contrariata, non aveva voglia né di parlare né di pensare. La radio suonava Battisti.

     

    “Credevo che l’azzurro dei tuoi occhi per me, fosse sempre cielo e non è..

     fosse sempre cielo e non è.

    Posso stringerti le mani?…

    Come sono fredde, tu tremi…

    No,non sto sbagliando mi ami…

    Dimmi che è vero!…

    Dimmi che è vero!…”

     

    Rosi abbassò il volume, ruppe il silenzio.

    “Tu come fai a viverci?…A me da su i nervi…Si comporta come un bambino! Non ascolta né consigli, né niente…E’ assurdo!”

    “Beh sai…”

    Rosi non sentì nemmeno l’accenno di replica di Mirko e proseguì nel suo incedere di parole come un carro-armato.

    “…Non mi dire, niente!…Tanto so già che lo difenderai, in fondo pure tu sei come lui no?! Incoerente al massimo…”

    “Scusa! Io che c’entr…”

    “Anche tu sei innamorato di una che ti ha fatto solo soffrire…Hai cambiato facoltà per stare vicino ad un’altra ragazza che desideri da mesi e che solo adesso si sta accorgendo di te ma tu pensi ancora all’altra e non ti decidi…Sei tutte le sere ad allenarti con l’arco, così eviti di pensare…”

    Mirko frenò di colpo e troncò le parole di fuoco di un’inferocita Rosi.

    “Cazzo, Rosi calmati!”

    Lei si ammutolì. Lui accostò, spense il motore e si girò per guardarla in faccia.

    “Minchia! Credevo di doverti abbattere per farti smettere…Che cos’hai?!”

    Rosi sembrò una di quelle bambine che rimproverate stanno col visino in giù e parlano a mezza voce.

    “Non lo so..Scusa…Non so che mi sia preso!”

    “Ti sei calmata?”

    “Si.”

    Mirko avviò il motore e si diresse verso casa di Rosi. Non voleva parlare né di ciò che Rosi aveva detto di Luca, né tanto meno di ciò che aveva detto di lui.

    Voleva solo tornare a casa.

    Nel salutarla fece un mezzo sorriso.

    “Ehi…Mi raccomando: camomilla e subito a letto! Capito?”

    Rosi lo guardò, lo abbracciò e mormorò una delle belle frasi che le apparteneva.

    “Scusami. Ti voglio bene e non meritavi un attacco del genere…Non sono nessuno per giudicare la tua vita…”

    “Non è vero! Sei la mia migliore amica e forse su molte cose hai ragione… Solo che non è facile né per me ,né per qualcun altro…Capisci?”

    “Lo so…Notte!”

    “Notte, Ro’…”

    La sua sagoma sparì dietro il portone verde, seguita dallo sguardo di uno stanco e malinconico Mirko.

     

    “Scusa! Credevo proprio che fossi sola…

    Credevo non ci fosse nessuno con te, oh  scusami tanto se puoi…

    Signore chiedo scusa anche a lei ma…

    Io ero proprio fuori di me…Sì, io ero proprio fuori di me quando dicevo:

    Posso stringerti le mani?…..”

     

     

    Quel cd e i tanti pensieri accompagnavano Mirko verso casa.

    Rosi ha ragione…Su Luca, su di me…Sul fatto che rincorriamo storie impossibili!

    Amo Valentina che fa una vita che odio..…

    Elisa a distanza di mesi mi cerca…mi vuole!

    Che casino!…

    Basta! Mi sono rotto di incasinarmi la vita…

     

    “…No, non sto sbagliando mi ami…

    Dimmi che è vero? “

     

     

     

     

    Sorpresa e indispettita la voce di Pamela rispose al cellulare.

    “Pronto?”

    Luca fu calmo, controllato, non lasciò trasparire l’immensa voglia di vederla.

    “Sono qui sotto. Posso salire?”

    “E’ l’una di notte!…Comunque…oramai sali.”

    Luca chiuse, ripose il cellulare nella tasca sinistra dei jeans, attese lo scatto del vecchio portoncino di ferro ed entrò.

    Fece a piedi le poche rampe fino al secondo piano.

    Era ancora seccato per la discussione con Rosi, non si erano nemmeno salutati dopo il pub. Lui si era fiondato in macchina e aveva lasciato l’amica alle cure di Mirko. Non gli andava di pensare a lei adesso.

    Adesso aveva bisogno degli occhi di Pamela, del suo viso, della sua voce e del suo profumo. Nient’altro!

    La porta dell’appartamento era aperta, entrò senza dir nulla, era di casa e i convenevoli tra lui e Pamela non c’erano mai stati.

    La diversità tra l’interno del habitat di Pamela e il resto dell’antico palazzo che la ospitava, era destinata a lasciare senza parole chiunque l’avesse notata per la prima volta. Fuori le scale cadevano a pezzi, mentre in casa il parquet regnava sovrano nell’immenso salone ricavato dall’abbattimento di due pareti.

    Tra puff colorati e un enorme divano fucsia, l’oriente la faceva da padrone: soprammobili tunisini, elefanti di legno, sedie orientaleggianti ecc…

    Uno degli ex di Pamela era un arredatore e non doveva poi essere stato così difficile trasformare quella vecchia casa nel loft in cui lei sognava da sempre di vivere.    

    Il palazzo della piccola traversa di via Umberto, era antico e apparteneva da sempre alla nonna di Pamela, la quale un paio di anni prima se ne era andata lasciandole quel palazzo e quella casa. Pamela era l’unica nipote che lì ci fosse cresciuta, amava tremendamente quello scorcio di Catania come amava, ricambiata, sua nonna.

    Luca si avvicinò al divano, lei era seduta lì: spalle alla porta, ginocchia incrociate, pc portatile davanti, matita tra i capelli per tenerli su, occhialini rosa piccoli e sottili fatti apposta per lei, top nero che si intravedeva dal largo maglione e jeans.

    Lui sapeva già che era un po’ incazzata e che non lo avrebbe calcolato per niente, fingendo di digitare sulla tastiera.

    Si fermò dietro di lei, e la guardò scrivere. L’avrebbe guardata per ore se non si fosse girata, quasi come se fosse stata bruciata dallo sguardo di lui.

    “Ohi…Ciao! Non hai niente da dire? Nemmeno saluti?”

    Luca non disse una parola. Si fece serio in viso e si avvicinò a lei deciso. Abbassò la testa, la guardò negli occhi e scaricò la sua passione in un bacio.

    Un bacio lungo, dolce.

    Un bacio che li fece perdere e ritrovarsi.

    Senza staccar le labbra dalle sue, la prese in braccio e rapidamente la portò sul grande tavolo al centro del salone.

    I rispettivi occhiali erano già volati da qualche parte su un puff.

    Le sbottono e sfilò i jeans.

    Lei gli slacciò la cintura e sbottonò i suoi.

    Il top,il maglione e la camicia atterrarono su una sedia poco distante.

    Pamela si sdraiò sul tavolo e aprì le gambe .

    Luca cominciò a baciarla sul collo, poi scese.

    Assaporò i suoi seni, i suoi capezzoli…

    Baciò il suo addome piatto, poi scese…

    Sentiva fin dentro le narici l’odore della pelle abbronzata di lei.

    Le fece vibrare con la lingua il piercing sull’ombelico e scese ancora.

    Per un attimo i due incrociarono lo sguardo…

    Pamela chiuse gli occhi. Mordendosi il labbro inferiore, avvertiva la morsa delle mani di Luca come il più dolce dei dolori.   

     

    La luce filtrava appena dalle persiane dalla camera da letto.

    L’aria era ancora fredda, nonostante fossero già le sette del mattino e il Sole si fosse già alzato da un po’.

    Luca era già sveglio e appoggiato sul gomito sinistro la guardava dormire. 

    Credo di amarti Pamela…

    Ma non posso dirtelo…Ti perderei.

    Pamela aprì gli occhi come se il suono di quei pensieri e dello sguardo di lui l’avessero svegliata.

    Luca, dalla notte prima, non le aveva ancora detto una parola.

    “Ciao…Il bigliettino è stato un gesto molto dolce. L’ho apprezzato!”

    Pamela lo guardò con occhi da cucciolo e sorrise maliziosamente.

    “Me ne sono accorta, eccome, che l’hai apprezzato…”

    Risero teneramente insieme, guardandosi come non si erano mai guardati prima.   

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

       

     

    Comments

    Please wait...
    Sorry, the comment you entered is too long. Please shorten it.
    You didn't enter anything. Please try again.
    Sorry, we can't add your comment right now. Please try again later.
    To add a comment, you need permission from your parent. Ask for permission
    Your parent has turned off comments.
    Sorry, we can't delete your comment right now. Please try again later.
    You've exceeded the maximum number of comments that can be left in one day. Please try again in 24 hours.
    Your account has had the ability to leave comments disabled because our systems indicate that you may be spamming other users. If you believe that your account has been disabled in error please contact Windows Live support.
    Complete the security check below to finish leaving your comment.
    The characters you type in the security check must match the characters in the picture or audio.

    To add a comment, sign in with your Windows Live ID (if you use Hotmail, Messenger, or Xbox LIVE, you have a Windows Live ID). Sign in


    Don't have a Windows Live ID? Sign up

    Trackbacks

    The trackback URL for this entry is:
    http://writer84.spaces.live.com/blog/cns!93085F36D2B0DB58!153.trak
    Weblogs that reference this entry
    • None