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September 30 capitolo 7
7. La magia più grande
Fa uno strano effetto guardarsi riflesso in una vetrina mentre cammini per strada. Certo, tutto dipende, in gran parte, dallo stato d’animo che hai… ..A volte sei distratto, ti vedi lì e pensi alla strana forma che hanno assunto i tuo capelli: ricci indomabili maltrattati dal cuscino,mitigati da pettine e schiuma e stravolti da un venticello che puntualmente soffia. Altre volte ti vedi riflesso e ti fermi per qualche istante. Osservi, guardi te stesso…allora pensi che forse sei come tanti altri: prima pieni di idee e fervore, con le tasche vuote e lo stile alternativo, dopo con le idee che son rimasta idee, le tasche sempre più vuote e lo stile alternativo che lascia il posto al giubbino dell’Upim, che hai preso solo perché lo hai visto uguale a uno!… …Ci sono volte, invece, che mentre ti guardi riflesso lì in quella strada tra la gente, ti riconosci…Sai chi sei! Lo sai perché sai distinguerti… Sai che hai dei sogni che crescono con te e che ti sforzi di alimentare ogni giorno con passione nuova…Sai che sei capace nel lavoro che fai: sia che si tratti di scrivere il volantino di una finanziaria o lo slogan portante di un’intera campagna promozionale…sai che sei circondato da gente che ti vuole bene…ciascuno a modo proprio: l’amica iper protettiva,il coinquilino brutale,il capo ambizioso e vizioso,la tua NON ragazza che c’è,non c’è, torna e poi riscappa,la mamma che dice sempre Sì anche ai capricci che fai da adulto… Sai come sei e cosa sei…Sei orgoglioso delle volte che hai amato perché l’amore fa parte di te,è il tuo motore,anche quando soffri a causa sua…Sei vivo, perché sai stupire, quando vuoi, anche chi non hai mai creduto in te in quella cazzo di facoltà…Sei forte perché dei dolori che hai sopportato in ventitre anni di vita porti ancora cicatrici per non dimenticare…
Il treno in corsa di quei pensieri passò in fretta e Luca si diresse verso l’auto posteggiata pochi passi più avanti della vetrina. Erano le undici di sera ed aveva appena chiuso il portone del palazzo in cui era l’ agenzia. Il viale Vittorio Veneto illuminato brillava più del solito quella sera, ma era pressoché deserto come ogni lunedì che si rispetti. Luca era stanco, non aveva dormito granché la notte scorsa per le rumorose chiacchierate post-sesso che Mirko e Valentina si facevano nella stanza accanto. In quel momento provava, senza vergogna, un misto di felicità e invidia per l’amico. Mirko adesso aveva ciò che voleva: la ragazza dei suoi sogni sotto lo stesso tetto e nello stesso letto! Erano fatti l’uno per l’altra quei due e forse sarebbero durati. Sono due stronzi abbastanza dolci per restare insieme una vita intera! Com’è possibile che due freddamente razionali e cinici, malinconici d’indole quando stanno assieme diventano dei pazzi che sprizzano buon umore da tutti i pori?!... E’ come nell’orologio di cui parlava nonno: ogni piccolo dentino dell’ingranaggio corrisponde allo spazio dell’ingranaggio che gli sta vicino…Non importa se uno dei due ingranaggi è più grande e uno più piccolo, se sono identici o di marca diversa…conta solo che quell’incastro funzioni per far girare tutto a meraviglia…Il nonno spiegava così l’amore, l’amore quello che sopravvive alla guerra, alla lontananza, alla fame… L’amore vero! Quello da cui dipendono felicità e malinconia… L’amore vero che effetto fa? Non lo ricordo più! Dov’è il mio ingranaggio gemello? Quello che fa girare tutto a meraviglia? Dov’è?... Avrebbe preferito che suo nonno avesse fatto il mago anziché l’orologiaio…Forse così gli avrebbe insegnato come far apparire una donna innamorata e da amare… o forse gli avrebbe semplicemente detto che l’amore vero è il più grande e difficile di tutti i trucchi. Luca l’amore lo elemosinava, da sempre. Pamela aveva mandato due sms in quattro giorni da quando era andata via. Nessuna chiamata, solo messaggi semplici, poco sentiti, distanti. Distanti come lei. Lui non ci pensava molto, la mole di lavoro gli occupava tempo e neuroni. Solo la notte, quando voci e rumori erano nulli, i suoi occhi neri e profondi da donna misteriosa gli sembrava di sentirli addosso. Adorava addormentarsi lasciandosi cullare da quel ricordo.
Un’ora. Ho solo un’ora per parlare col professore e poi tornare in agenzia da Fabio! Ha ripreso a lavorare più di prima…Forse si sente in colpa per Vito! In fondo è stato investito mentre correva da lui: visto che al telefono era irreperibile poteva solo essere stanato a casa…Un’auto che non rispetta uno STOP e puff…Una brutta caduta sulla gamba destra,un Ducati multi strada che scivola per parecchi metri sull’asfalto…Un quarantasettenne che frigna come un bambino quando lo portano al pronto soccorso…Adesso è più rompiballe di prima! Non ha voluto rinunciare alla campagna per il centro commerciale…E noi adesso dobbiamo farci il mazzo…Ogni sera in ospedale lo relazioniamo su quanto fatto……Ma dove cacchio è quest’aula 264? …ma quella…quella è… “Manuela?” Il flusso di pensieri di Luca fu interrotto dal viso familiare che gli veniva incontro nell’interminabile corridoio della facoltà di lettere. La ragazza rispose con un sorriso gentile. “Ehi, Luca! Non ci vediamo da un po’…Ma non vieni più a lezione?” Luca sconfortato cercò di spiegare. “Purtroppo devo lavorare! Non so nemmeno se riuscirò a darla linguistica…Troppo difficile per capirla da solo…” “Se vuoi posso passarti gli appunti…Io la seguo sempre,ho iniziato pure a studiarla…” “Beh grazie…Dovrei pure trovare tempo per leggerli…” Manuela cercò di rincuorarlo in un modo che sapeva di presa in giro. “Dai..non fare così,tanto a te manca poco no?! Se riesci a dare questa materia poi vai dritto filato verso la tesi…” “Se..domani!” Manuela ridacchiò e poi buttò lì una proposta. “Ti aiuto io!” “Come? In cosa?” “Con le materie…Ti relaziono su quelle che seguiamo assieme..così avrai appunti ecc…Io studierò e poi ti dirò i passaggi chiave,insomma ti faccio da precettore…” Rise Luca stavolta. “Sono messo bene allora!” Manuela si vendicò. “Ehi…guarda che è gratis! E’ un favore perché non accetti e ringrazi?!..in ginocchio magari…” Luca sospirò. “Ok dai andata!…Quando?” “Beh guarda possiamo fare il lunedì sera e il mercoledì a casa mia: le mie coinquiline sono simpatiche e tranquille non fanno problemi…! Ti farò delle fotocopie dei miei perfettissimi appunti…ok?” “Cosa vuoi in cambio?” Manuela sorrise. “Niente…per adesso! Mi fa solo piacere aiutarti…Però tu mi spieghi come funziona un agenzia pubblicitaria poi!” Luca scosse la testa. “Certo! Quando lo capirò anche io…” Manuela facendo per andarsene rinnovò l’appuntamento. “Daiiiiii! Devo scappare…ci vediamo lunedì allora! Io abito in via Vittorio Emanuele 54…Memorizza! Ciao” Luca sorrideva quasi senza rendersene conto. Quella ragazza lo metteva spesso di buon umore, eppure non sapeva molto di lei. Era simpatica e gentile,sorridente…A volte basta solo essere contagiati dal buon umore per non preoccuparsi troppo dei propri pensieri… Cazzarola! Il prof. di Filosofia…Speriamo ci sia ancora in aula… Luca corse verso l’aula 264 ma la trovò già chiusa. Tornò sui suoi passi e penso che Manuela oltre ad avere il sorriso contagioso cominciava a far danni.
L’odore di canna invase le narici si Luca non appena aprì la porta dell’agenzia. Fabio, ogni pausa uno spinello?! Ma che cazzo però…Sembriamo a Milano con la nebbia… Il venticinquenne grafico capelluto era seduto sulla poltrona girevole coi piedi poggiati sulla scrivania di Vito, nella classica posizione a metà tra l’ozio totale e il delirio di potere. Non mosse un muscolo nel vedere entrare un’altra persona nella stanza, se non nel consueto gesto di allungare in direzione del collega lo spinello, sicuro, per l’esperienza maturata negli anni, del rifiuto di Luca. Guardalo! Ha l’aria tipica di quelli che si ammazzano a cannoni: il torpore mentale a metà tra zombie e morto di sonno, l’espressione inebetita accompagnata dal verso “EH?” quando gli si rivolgono più di 5 parole insieme; la barba incolta; i capelli ricci e foltissimi in mezzo ai quali sembra si sia perso un pettine; abbinamento dei colori del vestiario inesistente… “Fabio il cliente ha chiamato. Tra due settimane ci sarà una presentazione preliminare, ok? Ora abbiamo la grafica, abbiamo uno slogan alternativo, il jingle radiofonico lo abbiamo fatto fare… Stasera andiamo da Vito e ideiamo una terza alternativa…Questi sono del Nord, va bene che l’account è amico di Vito ma non decide solo lui a quanto pare, quindi dimostriamogli che qui lavoriamo quanto loro! Ok?” Fabio, che aveva annuito per buona parte di quel discorso lo guardò per rispondergli. “Eh? Sì certo…Ok!” Luca lo guardò stranito. “Bene, vedo che hai capito.” Andiamo bene, proprio bene… Questi appena ci vedono ci prendono a calci in culo…Calmati Luca, calmati! Fai il tuo lavoro e fallo bene vedrai che sarai ricompensato… forse! Una campagna pubblicitaria di quelle dimensioni era difficile immaginarla per un professionista esperto figuriamoci per due alle prime armi, dalla loro avevano il carisma e la persuasione di Vito che, pure con una gamba sola, sapeva farsi valere sempre con i clienti. Luca lo osservò bene quelle poche volte che aveva assistito alle riunioni in cui esponeva ai clienti le loro idee di creativi: era sicuro di sé, non faceva pause nel parlare, era diretto, semplice, centrava il segno. Faceva sì che il cliente, seppur non molto convinto, finisse con l’accettare che l’idea da loro sviluppata fosse quella che intendeva l’azienda, e non si sa come ma quell’idea funzionava sempre ed i clienti ritornavano. Luca pensava che quella fosse la forza e la fortuna di Vito: quel carisma innato, forse l’unico talento che aveva.
SPESA DOLCE SPESA. COME SENTIRSI A CASA!
Vito lesse lo slogan senza dire niente. Era sdraiato su quel letto da due giorni, il giorno dopo lo avrebbero operato e sarebbe dovuto stare con le stampelle per un mese circa. Girò dapprima uno sguardo vuoto verso il neon sopra il letto, poi guardo la piccola tv posta su una mensola rialzata che trasmetteva immagini mute, infine posò lo sguardo sulla minestra di Salvatore, il suo compagno di stanza ottantenne che si era rotto il polso mentre giocava a briscola con gli amici. Ad un tratto guardò Luca. “Mi piace…Ci siamo! Però, puoi fare di meglio.” Luca replicò scettico. “Vito, di meglio? Come faccio di meglio? Non è facile. Devo pensare a qualcosa di corto e facile da leggere per i cartelloni, di facile da ricordare per le radio…Qui ci vuole uno strategic planner e basta! Lo sai anche tu…Non sono mica un mago io!!!” Vito si tirò su poggiando i pugni ai lati del letto e sollevandosi facendo attenzione a non muovere la gamba. “Ma che strategic della minchia! Qui ci vuole uno che pensi…Vi pago per fare questo…Ce la faremo se non ci portiamo sfiga da soli e se ci credo io che sono in un letto di ospedale potete crederci pure voi, cazzo!!!” Fabio annuì convinto, Luca era perplesso ma le parole di Vito nel bene o nel male gli facevano sempre effetto. Ok, dobbiamo pensare? Spremiamoci..da oggi in poi si sfogliano riviste, si naviga per cercare idee… Salutato Fabio e congedatosi da Vito, Luca sfrecciò verso casa. Erano le venti e finalmente, dopo un paio di cene a base di schifezze di rosticceria, avrebbe potuto cucinarsi un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino come era nei diritti di un bravo single. Entrò le chiavi di casa nella toppa ed entro rumorosamente a casa. Posò portafogli, orologio, chiavi sul mobile dell’ingresso e si diresse famelico verso la cucina. Valentina e Mirko avevano imbrattato tavolo e vestiti di farina e sorridevano. Luca si fermò sulla porta ad osservali per un po’. Quei due si amavano e non lo pensava solo perché era in una fase della vita malinconico- invidiosa, era lampante anche ad un cieco quello che provavano quei due. Valentina era lì da nemmeno una settimana, aveva lasciato quell’uomo, quella casa e tutto ciò che non le apparteneva più. Era felice, rideva e stava vicino a qualcuno che sapeva chi era e com’era davvero. Anche la casa sembrava essere diversa, forse è vero quello che dicono che quando in una casa c’è l’amore sembra più bella! Oddio!Il ventilatore fa ancora rumore e lo scarico del water non funziona sempre sempre…però… Luca non poté fare a meno di sorridere, senza nemmeno sapere il perché, quando, non avendolo ancora notato, i due si baciarono teneramente. Allora lì intervenne. “Ehi prima che vi venga qualche idea stile 9 settimane e mezzo con la farina sul tavolo ecc..Io sono qui eh?! e su quel tavolo vorrei mangiarci!” Valentina e Mirko lo guardarono e scoppiarono a ridere dall’imbarazzo.
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